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lunedì 21 giugno 2010

Alberto Muciaccia - Il Programma Politico

Per un Partito (davvero) Democratico
protagonista del cambiamento nella nostra Città.

Programma politico allegato alla candidatura a Coordinatore cittadino
di Alberto Muciaccia e dei candidati al Coordinamento della relativa lista.

Il PD, un partito progettuale.

Il PD sin dalle origini ha avuto l’ambizione di essere un partito. Un partito, ampio, organizzato e radicato nel territorio. Con quella scelta si è superata la concezione che voleva il tramonto dei partiti in favore di una idea personalistica della politica. Si è riaffermata invece la necessità dei partiti come indispensabili mediatori sociali; corpi intermedi in grado di rendere la società politica e il governo, permeabili alle istanze della società civile.
E’ evidente, tuttavia, che occorre modificare la forma partito.
Il PD in questo senso ha adottato le primarie come strumento di consultazione popolare per l’esercizio diretto di alcune scelte e, nell’ultimo congresso nazionale, si è orientato per un deciso radicamento nel territorio.
La struttura dell’articolazione del partito per circoli è funzionale a questo progetto di radicamento sul territorio.
I circoli, in particolare, devono essere il principale collegamento tra i territori e il partito nazionale e devono essere in grado di confrontarsi con le associazioni imprenditoriali e/o di categoria, le forze sindacali e le associazioni di volontariato, in modo da tenere sempre vivo e costante il dialogo con tutte le articolazioni della società civile organizzata.
In particolare non si tratta di condividere con chi è espressione del territorio e dell’associazionismo solo dei “principi generali” fini a se stessi, ma si vuole instaurare un dialogo ed un metodo di lavoro che consenta il raggiungimento di obiettivi concreti, anche attraverso la condivisione delle informazioni del c.d. know how che ogni organizzazione ha acquisito nel proprio settore di attività.
Attraverso questa rete di relazioni è possibile, non solo dare visibilità alle proposte nazionali e locali del PD, ma soprattutto procedere ad una elaborazione progettuale autonoma realmente in linea con le esigenze del territorio. Infatti, lo spostamento di molte competenze amministrative negli enti territoriali richiede sempre più ai partiti uno sforzo progettuale notevole e una capacità di elaborazione sui problemi del territorio.
Non più dunque il circolo come mera articolazione di un partito monolitico, ma cellula pensante in grado di confrontarsi con la società per intercettarne le istanze e monitorarne i problemi, progettare soluzioni e, infine, ricercare un consenso specifico sulle proposte così elaborate.
Purtroppo il circolo di Trani è caratterizzato da una scarsa progettualità. Non solo elabora poche proposte ma si limita a commentare di volta in volta le iniziative del centrodestra con considerazioni di tipo più tecnico-amministrativo che politico.
La nostra ambizione, invece, è quella di scrivere l’agenda politica della città, di disegnare giorno per giorno un progetto articolato che ci renda partito di governo ancor prima di aver vinto le elezioni.

Il PD, un partito organizzato.

Per questo motivo occorre rimodulare l’organizzazione interna al fine di consentire l’attività di elaborazione e proposta.
Sicuramente il partito necessita di una figura organizzativa che segua il tesseramento e coordini le attività pratiche (responsabile organizzativo). Lo stesso potrà occuparsi di gestire le risorse del partito o potrà essere affiancato da un tesoriere con il compito di redigere un bilancio pubblico (responsabile amministrativo).
Tali figure esistono già e vanno pertanto riconfermate.
Il partito, tuttavia, ha necessità di un gruppo coordinato da un responsabile che si preoccupi di studiare ed elaborare le soluzioni ai problemi del territorio. Questo responsabile sarà membro della segreteria e avrà la funzione di garantire un collegamento tra elaborazione e gestione delle scadenze politiche quotidiane (responsabile del programma politico). In questo gruppo dovranno essere chiamati a partecipare tutte le migliori competenze che il partito esprime e che attualmente non vengono affatto utilizzate.
In secondo luogo il partito ha necessità di un responsabile della comunicazione che abbia il compito di curare con assiduità i rapporti con la stampa e con tutti i mezzi di comunicazione (responsabile della comunicazione). Si tratta per un verso di monitorare costantemente i mezzi di informazione e per un altro di essere presenti esprimendo posizioni in modo coordinato e non episodico.

Il PD, un partito plurale.

Il PD è un partito in cui convivono molte anime. Il nostro intento è quello di costruire un soggetto capace di aggregare tutti attorno ad un progetto di modernizzazione complessivo che sappia restituire a questo paese partecipazione democratica e solidarietà.
Il pluralismo, dunque, va inteso come la principale ricchezza del PD a condizione che il partito sappia gestirlo e definire correttamente le forme di partecipazione e di decisione.
Nel territorio, in particolare, alla concezione di un partito monolitico va sostituita quella di un partito plurale che ammette i dissensi e chiama le minoranze alla partecipazione e alla discussione.
In particolare, deve essere consentito che alcuni settori – di tipo culturale o politico – possano anche organizzarsi in circoli autonomi, a patto che tutti siano chiamati alla definizione delle linee politiche del partito cittadino.
La principale garanzia di pluralismo, a nostro avviso, è la definizione di procedure e regole per la conduzione dell’attività politica. Muoviamo, infatti, dalla consapevolezza che le linee guida e tutte le decisioni rilevanti nella vita di un grande partito debbano essere sempre assunte dal coordinamento cittadino (espressione di tutto il partito), mentre la gestione delle scelte quotidiane possa essere esercitata collegialmente dalla segreteria politica. Le regole sulla composizione e sul funzionamento di tali organismi, pertanto sono essenziali.
In questo quadro si pone il problema di uno stretto coordinamento tra le attività del partito e quelle del gruppo consiliare.
A nostro avviso è necessario che le attività consiliari, nel rispetto dell’autonomia del gruppo, vadano coordinate in segreteria mediante la convocazioni di riunioni prima delle scadenze istituzionali.

Il PD, asse portante del centrosinistra.

Per lungo tempo il PD ha discusso sul suo ruolo all’interno del centrosinistra. Ad una pretesa di autosufficienza – perorata da pochi, in verità – si contrapponeva la concezione di chi faceva del nuovo partito l’erede di DS e Margherita, riducendolo al ruolo di mero promotore di alleanze.
Oggi, il nostro partito sembra aver compreso l’importanza della sua organizzazione e della sua crescita. Solo un PD forte infatti, può condizionare una coalizione di governo con il suo metodo riformista, il suo approccio articolato e meditato ai problemi del Paese e dei territori.
Si è anche affermata l’idea che il PD non è, allo stato attuale, l’unico partito del centrosinistra e che deve impegnarsi nella costruzione di coalizioni di governo.
La costruzione di tali coalizioni deve passare dalla definizione di un programma generale comune. Una coalizione, infatti, deve riconoscersi in uno schema progettuale di fondo che sia la sua carta di identità. Qui, nella nostra città, sarà pertanto prioritario discutere – con tutte le forze oggi all’opposizione – di qualità della vita, di sviluppo urbano, di servizi, di assistenza sociale e di turismo prima di siglare qualsiasi accordo politico.
La seconda fase è data dalla definizione delle persone che dovranno candidarsi per la coalizione e in particolare della candidatura a sindaco.
Noi riteniamo che il prossimo candidato sindaco debba essere indicato con il metodo della primarie di coalizione.

Il PD, partito delle primarie.

Le primarie sono la vera novità politica degli ultimi anni. Molti commentatori e politici le hanno giudicate uno strumento politico plebiscitario. In parte hanno ragione: il sistema va affinato al fine di non consentire indebite manipolazioni del voto. Ma nella sostanza il nuovo sistema afferma un metodo che è l’esatto opposto della politica plebiscitaria. L’idea di fondo è che più candidati possono concorrere ad una carica, che i candidati vanno sempre selezionati sulla base del consenso degli iscritti e degli elettori e che devono misurarsi pubblicamente su proposte precise. Solo in questo modo l’elettorato può operare davvero un controllo democratico sugli incarichi. A ben vedere il metodo delle primarie risolve l’annosa questione del rinnovamento dei gruppi dirigenti, nella misura in cui consente a tutti di candidarsi e di esprimere liberamente delle preferenze.
Il metodo delle primarie deve essere adottato anche per la designazione dei candidati alla Camera ed al Senato od al Consiglio Regionale. Tali scelte, infatti, non possono essere più essere prerogativa esclusiva delle segreterie nazionali o regionali, che spesso seguono logiche autoreferenziali in contrasto con i reali interessi del territorio e penalizzano i meriti.
Il PD dovrebbe chiamare gli elettori, o quantomeno gli iscritti, a designare i candidati da inserire in lista e l’ordine di presentazione.
Solo in questo modo si potrà sopperire alle gravi carenze dell’attuale legge elettorale (il c.d. “procellum”).

Il PD, un partito che propone.

Nei prossimi mesi il nostro partito dovrà, attraverso i metodi organizzativi indicati, elaborare un progetto per il governo della città.
Ecco, secondo noi i temi, su cui dovremo elaborare tale progetto formulando le nostre proposte:
1) un piano della qualità della vita in città che progetti nuovi spazi verdi e valorizzi quelli esistenti, riduca il traffico e pedonalizzi il centro storico, risani le periferie, renda la città più accogliente per gli anziani ed i bambini;
2) una piano della raccolta differenziata mai decollata in città;
3) un piano per gli insediamenti industriali e artigianali che offra agevolazioni e servizi per gli operatori favorendo i nuovi insediamenti;
4) un piano della dell’assistenza sociale che ottimizzi le risorse e preveda nuovi strumenti assistenziali per lenire gli effetti drammatici della crisi economica;
5) un piano della Salute che, oltre a difendere i presidi esistenti in attesa dell’ospedale unico di Trani e Bisceglie, progetti anche una diversa futura articolazione dell’offerta sanitaria in città attraverso le Case della Salute e l’assistenza domiciliare.
6) un piano di riforma della macchina amministrativa che assicuri meno burocrazia e maggiore efficienza nel dialogo e nell’offerta dei servizi al cittadino.

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